Azionalità

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Il termine Azionalità è usato per indicare una specifica componente del significato di un verbo, che riguarda il tipo di evento descritto dal verbo, ed è particolarmente interessante per i riflessi che ha sulla sintassi del verbo.

Vendler (1967) propone una suddivisione dei verbi in base al loro valore azionale, in quattro categorie: states, activities, achievements, accomplishments.

Contents

Esempi

  • state (durativo, atelico, non-dinamico): "Chiara sa preparare ottime torte"
  • activity (durativo, atelico, dinamico): "Chiara mescola l'impasto"
  • accomplishment (durativo, telico, dinamico): "Chiara prepara una torta"
  • achievement (non-durativo, telico, dinamico): "La torta è caduta dal tavolo"

Tratti azionali

Le caratteristiche azionali di un verbo possono essere descritte utilizzando i tratti semantici di duratività, dinamicità, telicità. La classificazione secondo il comportamento azionale non è l'unica calssificazione semantica possibile per i verbi di una lingua, ma l'Azionalità è particolarmente interessante per i riflessi che ha sulla sintassi, sul sistema del Tempo e su quello dell'Aspetto. Infatti per verificare se un verbo possiede uno di questi tratti, si utilizzano dei particolari test sintattici. Ad esempio, gli avverbiali temporali del tipo "a lungo" ("Chiara ha mescolato l'impasto a lungo") sono compatibili con verbi durativi ma non con verbi puntuali: l'avverbiale "a lungo" diventa quindi un test sintattico di verifica della duratività di un verbo.

Nota: negli esempi riportati, la presenza di un asterisco (*) a inizio frase indica che la frase è percepita come "sbagliata" da un parlante italiano, mentre i punti interrogativi (? o ??) indicano che è poco accettabile.

Duratività

La duratività distingue verbi che sono percepiti come prolungati nel tempo (correre, preparare, cantare, amare) da altri che sono invece percepiti come istantanei (cadere, esplodere, morire). Ovviamente anche un evento non durativo ha una sua durata fisica nel tempo, ma viene trattato come se accadesse in un istante.

  • durativo: "Chiara prepara la torta"
  • non durativo: "La torta è caduta dal tavolo"

I verbi durativi sono incompatibili con avverbiali puntuali, mentre i verbi non durativi sono incompatibili con avverbiali durativi come "per x tempo":

  • * "Chiara ha preparato una torta alle tre in punto"
  • "La torta è caduta dal tavolo alle tre in punto"
  • "Chiara mescolò l'impasto per tre ore"
  • * "La torta è caduta dal tavolo per tre minuti"

Dinamicità

La dinamicità distingue tra eventi dinamici e stati (proprietà, qualità, situazioni, ad esempio assomigliare, esistere, stare)

  • dinamico: "Chiara sta montando gli albumi"
  • non dinamico: "Chiara indossa un grembiule a righe"

I verbi non dinamici in italiano sono scarsamente compatibili con l'imperativo e con la perifrasi progressiva

  • "Chiara sta montando gli albumi" vs. *"Chiara sta sapendo la ricetta a memoria"
  • "Chiara, monta gli albumi!" vs. *"Chiara sappi la ricetta a memoria!"

Inoltre, i verbi non dinamici sono incompatibili con la frase scissa e in genere con il verbo vicario fare (*"Ciò che Chiara fece, fu sapere a memoria la ricetta della torta", *"Chiara sapeva a memoria la ricetta, e Luca faceva lo stesso"), con l'avverbio "deliberatamente" ("Chiara sapeva deliberatamente a memoria la ricetta"), e con verbi di persuasione (*"Luca ha convinto Chiara a sapere a memoria la ricetta").

Occorre però fare due precisazioni:

  1. L'uso della perifrasi progressiva con i verbi non dinamici è ammessa in un uso non standard dell'italiano (italiano regionale meridionale, ?"Questa torta mi sta piacendo proprio"), ed esistono anche lingue che si comportano in modo più flessibile, come l'inglese e lo spagnolo. In queste lingue infatti l'uso della perifrasi progressiva è consentito anche con verbi non dinamici:
    • *"Chiara sta continuamente dimenticando la ricetta della torta"
    • "Chiara is continuously forgetting the recipe of the cake"
  2. Esiste una classe particolare di verbi dinamici inagentivi (ad esempio, soffrire, ottenere, acquistare una cattiva reputazione, apprendere una brutta notizia) che è incompatibile con l'imperativo (come i non dinamici), ma non con gli altri test di dinamicità precedentemente elencati (Lee 1973):
    • *"Chiara, acquista una cattiva reputazione!" vs. "Chiara sta acquistando una cattiva reputazione!"

Non è infrequente in italiano il caso di verbi che esibiscono alternantivamente, a seconda del contesto, una valenza dinamica e una non dinamica (vedi il paragrafo sulle opposizioni infralessicali, più avanti).

Telicità

I verbi telici descrivono eventi che tendono verso un fine, un completamento. Se il verbo è telico, il completamento dell'azione è necessario per dire che l'azione è effettivamente avvenuta.

  • telico: "Chiara prepara la torta"
  • non telico: "Chiara canta in cucina"

Ad esempio, se si dice che Chiara stava preparando una torta, è necessario che la torta sia finita per dire che Chiara ha preparato una torta; se invece Chiara viene interrotta, non sappiamo se la torta è stata finita (Chiara stava preparando una torta, ma poi ha rotto la teglia), quindi non possiamo dire che Chiara ha preparato una torta. Preparare una torta è quindi un verbo telico. Se invece diciamo che Chiara stava cantando in cucina, se viene interrotta (Chiara stava cantando in cucina, quando ha rotto la teglia), possiamo comunque dire che Chiara ha cantato (..fino a quando non ha rotto la teglia!)

L'avverbiale "in x tempo" non è compatibile con verbi non telici:

  • "Chiara ha preparato una torta in due ore" vs. *"Chiara ha cantato in due ore"

"Da x tempo" si comporta in modo diverso con valori aspettuali diversi: con strutture morfologiche di valore perfettivo mantiene la telicità, mentre con altre, di valore imperfettivo, conferisce al verbo la struttura di un evento non telico:

  • "Chiara ha messo la torta in forno da mezz'ora" (ovvero l'evento telico si è concluso mezz'ora fa)
  • "Chiara sta mescolando l'impasto da mezz'ora" (ovvero l'evento non telico ha avuto inizio mezz'ora fa)

Classi azionali

Come si può vedere dalla tabella, i tratti appena descritti possono essere utilizzati per descrivere le quattro categorie azionali individuate da Vendler (1967) ovvero states, activities, achievements, accomplishments.

duratività dinamicità telicità
States + - -
Activities + + -
Achievements - + +
Accomplishments + + +

State

I verbi di State (Vendler 1967) sono verbi durativi, non dinamici e non telici, che esprimono in genere qualità, abitudini, abilità del soggetto.

  • "Chiara sa la ricetta a memoria"
  • "Queste fragole non sono mature"

Possono essere permanenti (stativi permanenti) o transitori (stativi non-permanenti). Si distingue quindi spesso tra stativi permanenti: gli stativi permanenti non sono compatibili con molti avverbiali temporali, che li renderebbero permanenti (come "da x tempo", "dal momento x"). Questi stessi avverbiali sono invece perfettamente accettabili con gli stativi non-permanenti:

  • stativo permanente: ?? "Chiara ha gli occhi azzurri da due anni "
  • stativo non-permanente: "Chiara conosce Luca da due anni"

Activity

I verbi di Activity (Vendler 1967) sono verbi durativi, non telici e dinamici, che descrivono processi o attività

  • "Chiara mescola l'impasto"
  • "Chiara canta mentre cucina"

Achievement

I verbi di Achievement (Vendler 1967) sono verbi non durativi, telici e dinamici, che descrivono in genere cambi di stato, trasformazioni

  • "La torta è caduta dal tavolo e si è ridotta in poltiglia"
  • "Il bambino di Chiara è nato pochi giorni fa"

Accomplishment

I verbi di Accomplishment (Vendler 1967) sono verbi durativi, telici e dinamici. In genere in italiano sono verbi di attività (quindi non telici) che sono stati "telicizzati" dalla presenza di un complemento oggetto

  • "Chiara cucina una torta" ("Chiara cucina" da solo sarebbe un verbo di Activity, quindi non telico)
  • "Chiara scrive la ricetta della torta su un quaderno ("Chiara scrive" da solo sarebbe un verbo di Activity, quindi non telico)

Altre categorie

Alle categorie descritte da Vendler se ne possono aggiungere altre, più o meno rilevanti.

Semelfattivi o puntuali

Con il termine puntuali o semelfattivi si fa riferimento a quei verbi dinamici e non durativi (concettualizzati come istantanei) che però, a differenza degli achievement, non sono telici.

Gli achievements sono compatibili con avverbiali del tipo "in x tempo" o "ci ha messo 'x' tempo per" ma non con "per x tempo". I puntuali invece si comportano in maniera opposta: sono perfettamente accettabili con "per x tempo", mentre sono genericamente poco accettabili con avverbiali del tipo "in x tempo" o "ci ha messo 'x' tempo per", che fanno riferimento alla fase preparatoria che conduce al culmine dell'evento telico:

  • puntuale: "Chiara starnutì per tre ore"
  • achievement: ? "Chiara è partita per tre ore"
  • puntuale: ? "Ci ha messo tre ore per singhiozzare"
  • achievement: "Al figlio Chiara sono servite tre ore per nascere"

Si noti che "per x tempo" con i puntuali indica il protrarsi di una catena di piccoli eventi puntuali ripetuti, non di un unico evento di durata x (non è il singolo starnuto che dura "tre ore", ma la serie degli starnuti). Con un verbo di achievement "per x tempo" indica il protrarsi del risultato dell'achievement ("Chiara è partita per tre ore" non indica una serie di partenze ripetute nell'arco di tre ore, ma il fatto che Chiara è assente per tre ore).

Incrementativi

Ad esempio, una classe che esibisce caratteristiche particolari è quella dei gradual completion verbs o incrementativi (come ad esempio crescere, ingrassare, ingiallire), individuata da Bertinetto e Squartini (1995).

Sono verbi di significato molto particolare, che esprimono una graduale progressione verso un obiettivo più o meno definito (sono quindi [+durativi] e [+dinamici]). Nei tempi perfettivi (come ad esempio nella frase "La pianta è cresciuta") sono ambigui, e oscillano tra due interpretazioni:

  • se crescere = "diventare grande", la frase indica che è stato raggiunto l'obiettivo della crescita;
  • se crescere = "diventare più grande [rispetto a uno stadio precedente]", la frase indica che è stato raggiunto uno stadio nuovo, ma non necessariamente conclusivo, in cui la pianta è più grande di prima.

In ognuna di queste interpretazioni c'è comunque un cambio di stato (anche se nel secondo caso è transitorio) e sono compatibili con il test di telicità "in x tempo", quindi gli incrementativi possono essere considerati dei verbi telici.

Tuttavia, essi presentano delle caratteristiche particolari che li distinguono da dei normali verbi di accomplishment e dai verbi di activity:

  • sono compatibili sia con avverbi come "poco / molto" che con "gradualmente" (mentre gli accomplishment sono compatibili solo con "gradualmente" e le activity solo con "poco / molto")
  • sono compatibili con avverbi di significato comparativo, purché venga mantenuto tale significato ("di poco", "di molto", "di parecchio", "ulteriormente", "sensibilmente", "appena", "apprezzabilmente")

Aspetto e Azionalità

Ogni verbo porta con sè informazioni di tipo temporale, aspettuale, azionale e modale. Spesso l'Azione è confusa con l'Aspetto, è importante notare però che si tratta di cose diverse.

L'Aspetto è in genere dipendente dalla coniugazione verbale e esprime il punto di vista del parlante, il modo in cui guarda all'evento (ad esempio, se lo percepisce come un evento compiuto - "Chiara ha preparato una torta" - o in via di svolgimento - "Chiara sta preparando una torta" - ). L'Azione invece non dipende dalla coniugazione, ma ha a che fare con il significato lessicale del verbo in sè. Generalmente, un verbo non cambia il suo valore azionale se espresso da una frase con valore aspettuale differente.

  • aspetto imperfettivo: "Chiara sta preparando una torta"
  • aspetto perfettivo: "Chiara ha preparato una torta"

Le due frasi di esempio mostrano come l'evento di Accomplishment preparare una torta (telico, durativo, dinamico) può essere espresso con due valori aspettuali differenti, rimanendo comunque telico, durativo e dinamico.

Il problema dell'interazione tra Azione del verbo e contesto sarà approfondito nel paragrafo successivo.

Opposizioni infralessicali, ibridismo azionale, commutazione azionale

Opposizioni infralessicali e ibridismo azionale

Non tutti i verbi rientrano sempre nella stessa categoria azionale, a prescindere dal contesto. Al contrario, in lingue come l'italiano i verbi caratterizzati da una categoria azionale univoca sono molto rari, mentre sono più frequenti i verbi cosiddetti ibridi (ibridismo azionale, Bertinetto 1986)

  • state: "Conosco Chiara da quattro anni"
  • achievement: "Ieri ho conosciuto Chiara"

I verbi ibridi, a seconda del contesto in cui compaiono, possono quindi mostrare delle oscillazioni di senso tra due o più categorie. Queste "oscillazioni" (opposizioni infralessicali, descritte per l'italiano da Lucchesi 1971) sono in genere determinate da elementi contestuali come ad esempio l'aspetto verbale o l'animatezza del soggetto:

  • aspetto perfettivo, achievement: "Chiara impugnò il matterello, e si mise a stendere la pasta"
  • aspetto imperfettivo, state: "Chiara impugnava minacciosa il matterello, per dissuadere il gatto dall'avvicinarsi"
  • aspetto imperfettivo e soggetto inanimato, state: "La finestra della cucina dava sul cortile" (mentre: * "La finestra della cucina ha dato sul cortile")
  • aspetto perfettivo e soggetto animato, achievement: "Chiara ha dato al gatto un pezzo di pasta della torta"

Un'altra alternanza frequente in italiano è quella che manifestano verbi di activity come disegnare, cantare, che possono essere resi telici dalla presenza di un oggetto:

  • "Chiara canta in cucina" vs. "Ieri sera Chiara mi ha cantato una romanza"
  • "Chiara disegna svogliatamente su un vecchio giornale" vs. "Chiara ha disegnato il suo gatto su un foglio di carta"

Commutazione azionale

L'ipotesi della coercizione

Secondo alcuni, come Pustejovsky (che parla di "coercizione azionale", Pustejovsky e Bouillon 1995) o Rothstein (che parla di "Aspectual shift", Rothstein 2004), anche quei verbi meno "ibridi" (ovvero quei verbi che rientrano tendenzialmente sempre nella stessa categoria azionale) possono cambiare categoria azionale su effetto di particolari elementi contestuali.

Ad esempio, in italiano o in inglese un verbo tipicamente non durativo come arrivare può essere comunque riportato con la perifrasi progressiva, ma questa operazione avrebbe come risultato una commutazione azionale:

  • "Il gatto sta arrivando alla torta"
  • "The cat is reaching the cake"

Su effetto della commutazione, il verbo non durativo è quindi riportato alla struttura di un telico durativo. La commutazione è un fenomeno diverso dall'ibridismo azionale: non è indicativa di una vera ambiguità del verbo stesso ed è soggetta a particolari restrizioni:

  • la conclusione dell'evento non può essere troppo lontana (la frase "Il gatto sta arrivando alla torta" è meno accettabile se il gatto è molto lontano dalla torta)
  • la conclusione dell'evento non può essere esplicitamente falsificata (la frase "Il gatto sta arrivando alla torta" è meno accettabile se la torta è riposta nella credenza, chiusa a chiave)
  • non sono consentite pause nel percorso (la frase "Il gatto sta arrivando alla torta" è meno accettabile se il gatto viene interrotto nel suo percorso).

Un'ipotesi alternativa

Secondo altri invece, l'esistenza di queste restrizioni indica che non c'è vera e propria commutazione, ma che si tratta di proprietà intrinseche alla categoria degli achievement, e che quindi sarebbe improprio parlare di "accomplishment derivato" per gli achievement al progressivo. Il progressivo degli achievement sarebbe invece vago tra un'interpretazione "al rallentatore" e un'interpretazione prospettica (Dowty 1977, Landman 1992, Portner 1998).

L'Azione nelle lingue: un confronto con le lingue slave

Il dominio semantico dell'Azionalità può essere veicolato in modo più o meno esplicito nelle varie lingue e può avere diverse articolazioni sia nel lessico che nella morfologia.

Dal punto di vista del lessico, esistono lingue più flessibili, come l'italiano, e lingue più rigide come, le lingue slave. Nelle lingue slave esistono lessemi cosiddetti "perfettivi" di valore azionale inerentemente telico e lessemi "imperfettivi", inerentemente non telici. In queste lingue la commutazione azionale sarebbe impossibile: la stessa marca morfologica di passato, con un verbo "perfettivo" (quindi telico) come il russo napisat' ne restituisce una lettura aspettuale perfettiva, mentre con il suo corrispettivo atelico pisat' restituisce un valore aspettuale imperfettivo:

  • "On pisal pisma" (egli scriveva lettere - senza terminarle)
  • "On napisal pismo" (egli scrisse - tutte - le lettere, terminandole)

Coppie di verbi di significato affine, ma di valore azionale differente sono osservabili anche in tedesco ("backen"/"verbachen" - "cuocere" -, "brennen"/"anbrennen" - "bruciare"), in inglese ("stand"/"stand up", "eat"/"eat up") o in italiano ("dormire"/"addormentarsi", "sedersi"/"sedere" o "stare seduti"), ma in queste lingue il fenomeno è più circoscritto, e sono più diffusi casi di ibridismo.

Sinonimi

Altri termini utilizzati per l'Azionalità sono:

  • Azione
  • Aspetto oggettivo
  • Aspetto lessicale (Rothstein 2004)
  • Significato intrinseco (Comrie 1976)

Nei testi in lingua italiana, si fa spesso riferimento alle categorie vendleriane con i seguenti termini:

  • "Stati" o "Stativi" per i verbi di State
  • "Attività" o "Processi" per i verbi di Activity
  • "Trasformativi" per i verbi di Achievement
  • "Risultativi" per i verbi di Accomplishment

Origine

Il termine Azionalità è la traduzione del tedesco Aktionsart, originariamente utilizzato da Agrell (1908).

Vedi anche

Altre lingue

English Actionality
German Aktionsart

Bibliografia

  • Agrell, S. 1908. Aspektänderung und Aktionsartbildung beim polnischen Zeitworte: Ein Beitrag zum Studium der indogermanischen Präverbia und ihrer Bedeutungsfunktionen. Lunds Universitets Arsskrift, new series, I, iv.2.
  • Bertinetto, P. M. 1986. Tempo, Aspetto e Azione nel verbo italiano. Il sistema dell’indicativo. Firenze, Accademia della Crusca.
  • Bertinetto, P. M. e Squartini, M. 1995. An attempt at defining the class of gradual completion verbs, in (P.M. Bertinetto, V. Bianchi, J. Higginbotham, M. Squartini) Temporal Reference, Aspect and Actionality: Semantic and Syntactic Perspectives. Torino, Rosenberg & Sellier.
  • Cinque, G. 1979. Can one still talk of predicates as being 'stative' and 'non-stative'? in Studi di sintassi e pragmatica, Padova.
  • Comrie, B. 1976. Aspect, Cambridge, Cambridge University Press.
  • Dowty, D. R. 1977. Toward a semantic analysis of verb aspect and the English 'imperfective progressive' . Linguistics and Philosophy. 1: 45-78.
  • Lakoff, G. 1979. Stative adjectives and verbs. Harvard Computational Laboratory Report, n.NSF-17. trad. it. in (G. Cinque) La semantica generativa, Torino.
  • Landman, F. 1992. The progressive. Natural Language Semantics. 1: 1-32.
  • Lee, D. 1973. Stative and case grammar. Foundations of Language, 8.
  • Lucchesi, V. 1971. Fra grammatica e vocabolario. Studio sull'aspetto del verbo italiano, in Studi di grammatica italiana, 1.
  • Mittwoch, A. 1991. In defense of Vendler's achievements, Belgian Journal of Linguistics 6 (Perspectives on aspect and aktionsart).
  • Portner, P. 1998. The progressive in modal semantics. Language. 74: 760-787.
  • Pustejovsky e Bouillon. 1995. Aspectual Coercion and Logical Polysemy, in Journal of Semantics. 12.
  • Rothstein, S. 2004. Structuring Events - A Study in the Semantics of Lexical Aspect. Blackwell Publishing.
  • Vendler, Z. 1967.Verbs and Times, in Linguistics in Philosophy. Cornell University Press, Ithaca, NY.